Storia del cattolicesimo
(I leoni)EAN 9788871807621
La “Storia del cattolicesimo” di Jean – Pierre Moisset, che in Francia è entrato nella classifica dei libri più venduti, è un libro che si legge con facilità e riesce ad appassionare il lettore con la precisione dei suoi dati, la chiarezza e fluidità dello stile e la capacità di descrivere in 500 pagine la storia della Chiesa in questi due millenni di vita. Storie di papi, concili, controversie, eresie e le più intricate questioni, sempre molto dibattute ma, forse, mai conosciute veramente e in profondità, quali l’Inquisizione e le crociate, vengono trattate con precisione, seppure si tratti di una lettura divulgativa, proponibile anche ai non addetti ai lavori. Un libro che sarà di grande aiuto al cristiano di oggi: la scoperta della propria identità può aiutare, certamente, a vivere l’esperienza di fede in maniera adulta e ad essere in grado di far fronte alle sfide impegnative che oggi, più che mai, il credente deve affrontare con preparazione e maturità. La consapevolezza del passato è il primo passo nella costruzione del futuro attraverso scelte importanti nel presente: tutto questo, la storia lo insegna e tutti, davvero, possono accedere ad essa senza dover ricorrere a pesanti manuali. In un mondo dove la verità sembra appartenere a chi è più capace di proporsi, è più che mai urgente ritornare alle fonti, sfogliare “l’album di famiglia”, vedere gli avvenimenti con occhio critico e saper scorgere nelle luci e nelle ombre della storia la presenza misteriosa e continua dello Spirito Santo che, miracolosamente, ha permesso alla barca di Pietro di non affondare ma, anzi, di portare frutti incredibili di santità. Una conoscenza più precisa della storia del cattolicesimo sarà di grande aiuto anche per scorgere i segni dei tempi. Ed è più che mai necessario che i cristiani abbandonino un certo sterile fideismo per favorire quel giusto binomio di fede e ragione tanto spesso auspicato anche dall’attuale Papa Benedetto XVI. Una lettura consigliata vivamente a quanti operano nel mondo della cultura e a tutti coloro che, a contatto con gli interrogativi più inquietanti del mondo odierno, vogliono condividere la fatica della ricerca e la gioia della scoperta.
Giudizio: Molto buono
Consigliato: studenti universitari, giovani e adulti, insegnanti, educatori.
È possibile che un saggio di storia delle religioni, ben scritto e approfondito – cioè non raffazzonato e scandalistico – riesca a diventare un best-seller? Da noi capita solo con i sottoprodotti anticattolici nati sulla scorta del Codice da Vinci (Oddifreddi, Pesce-Augias, Giorello, etc), in Francia è accaduto con uno studio serio dovuto a un illustre docente di Storia del Cristianesimo come Jean-Pierre Moisset (e non a un comico, un giornalista o un matematico…), che fra i molti pregi ha innanzitutto quello di ricostruire in modo completo ed equilibrato una storia che spesso viene ridotta a qualche data sparsa e a pochi passaggi esemplari e che invece è ricca di avvenimenti e di insegnamenti utili al nostro tempo.
Moisset spiega in maniera sintetica ma approfondita come il cristianesimo nacque in un Medio Oriente che attraversato da numerosi movimenti messianici; quale fu l’organizzazione della Chiesa primitiva e poi di quella uscita dalla clandestinità e divenuta rappresentante della religione ufficiale dell’Impero; segue le controversie dottrinali che hanno lacerato la cristianità nel corso della sua storia, provocando scismi e separazioni ancora attuali; indaga i rapporti intrattenuti dalla Chiesa di Roma con ebrei e musulmani; chiarisce perché si è imposta l’autorità del Papa e fa giustizia dei molti luoghi sulle crociate e di altre leggende nere, dalla Santa Inquisizione alla cristianizzazione delle Americhe. Anzi, sottolinea quanto l’Occidente e il suo sistema di valori debbano alla Chiesa.
Ma la disamina di Moisset non si ferma ai tempi antichi: essa giunge fino ai nostri giorni, affrontando il difficile (perché solitamente affrontato con malafede dai detrattori del cristianesimo) problema del rapporto tra Chiesa e modernità, esaminando cosa abbia rappresentato il Concilio Vaticano II e perché ancora oggi se ne discuta, cercando di comprendere come mai, dopo l’epoca delle persecuzioni di stampo marxista e la corruzione di stampo liberale, il cattolicesimo si sia diffuso in Asia, Africa e America, continenti nei quali oggi risiede il maggior numero dei suoi fedeli.
Per via della sua complessa storia (e soprattutto per la pessima preparazione scolastica) anche la maggior parte dei fedeli praticanti non conosce bene le vicende della Chiesa e si lascia affascinare dalle “sirene” che ripetono la vulgata: leggende nere anticattoliche e leggende bianche che esaltano la spiritualità orientale e l’ascetismo islamico, la “coerenza” protestante e le scelte “moderne e democratiche” di certo clero che un tempo sarebbe stato chiamato modernista ed allontanato dalla cura dei fedeli ed oggi sale in cattedra e si erge a rappresentante del “vero” pensiero cattolico. In tanta confusione, ben venga questo studio serio che riporta un po’ di luce sui due millenni di storia ecclesiale.
Tratto dalla rivista Radici Cristiane n. 48 - Ottobre 2009
(http://www.radicicristiane.it)
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Illetterato il 2 novembre 2009 alle 15:06 ha scritto:
Una lettura molto francese della storia della Chiesa, con errori, forse di traduzione,: a pag. 446 si legge: "Le sue nomine presso il Sacro Collegio accelerano l'internazionalizzazione dell'istituzione, i cui limiti d'età erano fissati a settant'anni da Sisto V." Va letto: il numero massimo dei Cardinali era fissato a settanta da Sisto V. Non è proprio la stessa cosa.
giuseppe, giubbe1967@hotmail.it il 9 dicembre 2010 alle 13:44 ha scritto:
Allo scopo di “commentare” il libro, può venire in soccorso proprio la seguente “felice” espressione utilizzata dal Montesquieu (ripresa peraltro anche dal Mossiet): “i libri che leggo per edificarmi, sovente hanno su di me l’effetto opposto”.
Infatti, a discapito della volontà di chiarire storicamente l’evoluzione del cattolicesimo spogliato da “spinte nazionalistiche” o da “vedute partigiane” ed invece mi sono imbattuto in un sorta di critica al cattolicesimo impuro o alla verità cattolica. Almeno così a me è parso.
Innanzitutto ho incontrato evidenti “sbandate storiche”: ad esempio la rivoluzione francese, presentata nella veste di “paladina” della libertà di coscienza e del trionfo della ragione (cavalli di battaglia dell’illuminismo e del razionalismo kantiano, hegeliano e marxiano), confinando, così, il cristianesimo al ruolo marginale di moralismo individuale o di credulità popolare, è nata proprio come una sorta di emancipazione anticlericale ed ha perseguito una scientifica politica di cristianizzazione. E poi Napoleone Bonaparte, questo campione della libertà, addirittura definito come “privo di pregiudizi anticattolici”. Ma non è colui che ha avuto il coraggio di introdurre nel calendario un San Napoleone (rectius Neopoli) da festeggiare il giorno 15 agosto (sua data di nascita), allo scopo di non condividerlo con la festa della ricorrenza della “dormitio mariae”? Inoltre, al riguardo del protestantesimo, sarebbe stato il caso di sottolineare che dietro l’alibi della “crisi religiosa soprattutto in chiave liturgica e di costumi, si nasconde una vera e propria “avversione” semplicemente ed unicamente al clericalismo di stampo romano: è una forma di protesta contro Roma contestata come caput mundi e, pertanto, il papismo, in condominio con il cattolicesimo, ha pagato pegno, sic et simpliciter, altro che rivedere una dottrina ormai “non al passo” con le aspettative dei fedeli” (cosa significa non è dato capirlo). Poi dire che l’umanesimo ha prodotto “una rivalutazione della cultura ellenistica e romana” rese soporifere dal monopolio culturale ecclesiastico non rende giustizia soprattutto all’attività di diffusione e di conoscenza dei vari storici e filosofi greci e latini (pensiamo ad Aristotele, Erodoto etc.) posti in essere grazie all’applicazione proprio del mondo ecclesiastico (anche i monaci amanuensi sono mitologia?). Altro che fedeltà storica, sussiste una evidente difformità di giudizio: come mai la predicazione cattolica viene definita “ambizione universalista” ovvero “occupazione militante” o, addirittura, “dominazione straniera” operata dal cattolicesimo mentre non viene utilizzato un identico stile “marziale” in merito alla divulgazione di altre confessioni quali il protestantesimo e l’islamismo?
Inoltre si presenta come una“propaganda francese”: basti semplicemente pensare a come l’autore nasconde un dignitoso distacco nei confronti di eventi non nazionali (vedasi lo spazio riservato limitato a San Francesco d’Assisi) e, nel contempo, tradisce un rispettoso compiacimento davanti ad eventi “di interesse nazionale” (vedasi lo spazio ben più curato per Pierre le Cantre).
Comunque, non mi piace perché non c’è una minima traccia di “gratitudine” nei confronti della Chiesa. Mi sembra l’autore che considera come elemento di “intellighenzia” tutto ciò che è in sintonia con l’utilizzazione di “un vocabolario teologico atto a non turbare”, si presenterebbe alla stregua di un crociato impegnato a liberare il cattolicesimo dall’influenza e dal peso del clericalismo Infatti, l’autore ha cercato di essere imparziale ma è stato infruttuoso. Infatti, il linguaggio prende vigore quando si tratta di soffermarsi su aspetti poco edificanti (ad esempio “lo spettacolo deplorevole del Papato e degli abusi del clero”) mentre il tono man mano si ammorbidisce o addirittura scompare quando si tratta di soffermarsi sulla portata di eventi virtuosi (quali ad esempio, le persecuzioni subiti dai cristiani a causa dell’evangelizzazione o semplicemente della professione di fede). Inoltre, l’autore sembra che voglia far passare il messaggio che può esistere una “santità laica” senza che necessariamente intervenga una mediazione ecclesiastica, cioè far passare l’idea di una salvezza senza Chiesa. Non esiste un cristianesimo personalizzato, sicuramente in linea con una cultura illuminista che privilegiava il progresso scientifico e razionale (oggi ne tocchiamo con mano le conseguenze) e riducendo il cristianesimo ad un “volemose bene” (è romanesco, ma rende). Spiacente ma anche fumosamente paventare una simile considerazione significa avere limiti sostanziali sul cristianesimo. Al riguardo, è importante prendere in considerazione che si sta parlando di un popolo (papi, vescovi, cardinali, laici etc.) che, magari in maniera forse umanamente censurabile e maldestra o forse “politicamente non corretta”, ha cercato di professare la fede in Cristo. La storia del cattolicesimo, piaccia o non piaccia, ha richiesto il sangue di persone a cui anche storicamente è il caso di dare “giustizia”. Ed è proprio in virtù di questo sangue versato, a qualcuno è consentito “stare dietro le quinte” limitandosi a parlarne ed altri sono stati chiamati ad “entrare in scena” mettendoci la faccia. Anche questo è cattolicesimo e non soltanto eventi che, agli occhi della modernità e dell’intellighenzia, appaiono disgustosi perché non vissuti e quindi non trattati in prima persona. Vorrei infine ricordare la tradizione sia evangelica sia cristiana ho sostenuto l’esame di storia e lo ha superato in maniera anche brillante.
Io ho frequentato un liceo classico salesiano ed i miei professori (loro si veramente liberi e non condizionati) mi hanno fatto studiare in maniera accurata ed approfondita e, soprattutto, senza derive “clericali”, filosofi sicuramente non classificabili nella nomenclatura cristiana come Marx ed Hegel e Kant. E tutta la filosofia che si riteneva depositaria della verità perché metteva in moto soltanto la ragione e non anche il cuore.
Giacchè non è consentito approfittare della formula “soddisfatti o rimborsati”, almeno posso suggerire, riprendendo il motto di una pubblicità in vigore qualche tempo fa, “NON COMPRATELO” (ovviamente riservato a coloro che intendono il cattolicesimo anche e soprattutto come culla del Cristo della fede e della storia).
dott francesco paolo gandolfo, paologandolfo@virgilio.it il 11 aprile 2012 alle 09:47 ha scritto:
Mi aspettavo un libro imparziale scritto da un avveduto cattolico e mi sono trovato di fronte a un libro fazioso e tendenzioso scritto da non so chi.
Due esempi per tutti a pag 21 viene, neanche tento celatamente, avvalorata l’ipotesi che Gesù sia nato a Nazaret e non a Betlemme e dulcis in fundo nella stessa pagina si afferma che Gesù è cresciuto con i suoi fratelli e sorelle (con tanto di nota a pie pagina confermativa). Dopo aver letto Ipotesi su Maria, di Vittorio Messori, che su questi argomenti è minuzioso, chiaro, storico, smascherando senza appello simili eresie dei moderni protestanti (perchè Lutero e Calvino non si sognavano neanche di affermare anche lontanamente ciò) mi è sembrato di passare dalle “stelle alle stalle”.
Lo sconsiglio in quanto superficiale, fazioso e tendenzioso; in parole povere chi volesse capire la storia del cattolicesimo per mezzo di questo libro è come “voler comprendere i dogmi di fede cattolici per mezzo della spiegazione di un eretico” o per usare un altro paragone è come “spiegare l’unità di Italia per mezzo del racconto di un moderno secessionista del nord o del sud”.
In una parola: Sconsigliato.
Paolo
Da non pubblicare: Per i titolari della libreria del santo, da vostro affezionato lettore vi rappresento che simili libri non fanno onore alla vostra “Mission”.
Seldon il 3 maggio 2012 alle 09:29 ha scritto:
Dopo l’ottima “Storia della Chiesa” di Alberto Torresani, volevo leggere un'altra sintesi in volume unico. La scelta è caduta su questa “Storia del cattolicesimo” di Jean-Pierre Moisset. Mi avevano convinto l’editore italiano – il cui catalogo è denso di titoli che cedono poco all’imperante anti-cattolicesimo - così come le recensioni positive del mensile "Radici Cristiane" e di Francesco Agnoli sul quotidiano “Il Foglio”. Con mia grande sorpresa, scopro due strafalcioni di Moisset già nelle prime 15 pagine: Gesù non sarebbe nato a Betlemme, bensì a Nazareth, e per di più avrebbe avuto fratelli carnali!!! Poveri noi! Sui fratelli di Gesù, Moisset avrebbe fatto bene a studiare san Girolamo e l’esegeta tedesco Josef Blinzler, invece di dar credito alle conclusioni affrettate di protestanti liberali e di pseudo-cattolici come John P. Meier. Il buongiorno si vede dal mattino. Ho restituito questo capolavoro al venditore online ed ottenuto il rimborso.