EAN 9788837222710
L'«amore di Dio», in virtù dell'ambivalenza del genitivo (soggettivo o oggettivo), può indicare tanto il chinarsi dell'alto verso il basso proprio dell'agape divina, quanto il dirigersi del cuore umano verso il proprio Signore.Il comando di amare rivolto dal Signore al proprio popolo ha un riferimento, antico e pregnante, al linguaggio della politica del Vicino Oriente e soprattutto, come sempre quando si evoca un patto, il soggetto interessato è collettivo. È altrettanto certo che un mal diretto amore di Dio può andare contro l'uomo: da sempre la valutazione del martirio, anche quando si tratta di una violenza subita, è posta su un sottile crinale in cui pochissimo spazio la separa dal primato di un amore di Dio che dovrebbe riuscire a valere più del sangue versato. Tuttavia questo martirio è tutt'altra cosa dalla declinazione dello pseudo-martirio terrorista, ma anche nell'aberrazione resta traccia di un'ambivalenza più antica: nei Maccabei si manifesta la resurrezione dei morti come l'unico premio adeguato per chi offre al Signore la vita del proprio corpo; nell'islam si prospetta l'immediato godimento paradisiaco offerto allo shahid; nel cattolicesimo la canonizzazione del martire avviene in virtù del suo stesso morire. Nella moderna coscienza occidentale si avverte però in modo profondo la falsità di ogni preteso amore di Dio che, sotto qualunque aspetto, vada a scapito dell'uomo. Non vi può essere vero amore di Dio quando, nel nome del Signore, si va contro gli esseri umani: «non c'è altro comandamento maggiore di questo» (Mc 12,31).SAGGI DI : Paolo De Benedetti - Benedetto Carucci Viterbi - Khaled Fouad Allam - Moshe Idel -Fabrizio Lelli - Giuseppe Lorizio - Amos Luzzatto - Stella Morra - Anne-Marie Pelletier - Paolo Ricca - Francesco Rossi de Gasperis - Jean-Louis Ska - Piero Stefani - Alberto Ventura.
L’amore di Dio caratterizza il credo delle tre religioni del libro: ebraismo, cristianesimo, islam. Tale amore nel corso dei secoli ha dato prova che se mal diretto si rivolge inevitabilmente contro l’uomo: è lo stesso Vangelo di Marco a sottolinearlo laddove recita «Ama il tuo prossimo come te stesso. Non c’è nessun altro comandamento maggiore di questo» (Mc 12,31). Il vol., partendo da questo presupposto, che d’altronde affonda le sue radici nell’AT (Lv 19,18), accoglie i contributi di personalità e di studiosi di diversa provenienza religiosa e confessionale volti a delineare la sintassi e la grammatica di un amore di cui dobbiamo ancora constatare il nostro ricorrente e devastante analfabetismo.
Tratto dalla Rivista Il Regno 2009 n. 12
(http://www.ilregno.it)
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